Verifica fiscale in azienda: cosa fare e alcuni consigli preziosi che devi sapere

articolo a cura di:
Luana Di Feo
Luana Di Feo

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verifica fiscale in azienda come comportarsi e cosa fare

Verifica fiscale: cosa fare

Quando i contribuenti subiscono una verifica fiscale da parte di agenti della Guardia di Finanza o di funzionari dell’Agenzia delle Entrate presso i locali dove viene svolta l’attività imprenditoriale o professionale, conoscere bene i propri diritti e doveri è fondamentale per non commettere errori e prepararsi bene a situazioni difficili sotto molti punti di vista.

Oggi più che mai, inoltre, è importante impostare bene la difesa del contribuente già nelle primissime fasi dell’accertamento tributario. Frequentemente, infatti, gli errori realizzati durante i momenti iniziali della verifica compromettono in tutto o in parte la successiva attività difensiva.

Verifica fiscale: farsi assistere da un professionista 

Sembrerà forse un consiglio ovvio, eppure tutte le strategie difensive in tema di verifiche fiscali appaiono del tutto insufficienti quando non sono supportate dal giusto grado di consapevolezza e serenità.

È quindi giusto e utile, per il contribuente, prendere tutto il tempo necessario per rispondere alle richieste formulate. Anche per recuperare la documentazione necessaria alla propria difesa e per interpellare un professionista di fiducia prima di sottoscrivere i verbali redatti dai verificatori.

È inoltre un preciso diritto del contribuente (ed è decisamente auspicabile che venga esercitato) farsi assistere, durante le fasi dell’accesso e delle verifiche, da parte di un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria (art. 12. comma 2, Legge n. 212/2000).

Conoscere le ragioni giustificative dell’intervento

La prima fase nella quale si articola l’attività di verifica fiscale riguarda l’accesso ai locali adibiti all’esercizio di attività d’impresa o professionale (art. 52, comma 1, d.P.R. 633/1972).

La cosa da verificare in fase preliminare è l’esistenza e la legittimità dell’ordine di accesso. Vale a dire il documento che autorizza i funzionari/militari procedenti all’attività intrapresa e che può essere rilasciato solo dal “funzionario dirigente dell’ufficio”, ovvero dal “comandante del reparto della Guardia di Finanza”.

Il contribuente ha dunque diritto di chiedere l’esibizione di tale documento e devono essere enunciate “le ragioni giustificative dell’intervento“. 

L’imprenditore deve essere informato sulle ragioni che giustificano la verifica e sull’oggetto della stessa, precisando i periodi d’imposta e i settori impositivi (imposte dirette, IVA, ecc.) interessati.

Peraltro tali adempimenti vengono molte volte disattesi da parte dei verificatori, i quali spesso evitano di esplicitare le ragioni del controllo.

Spesso accade che un controllo relativo a un determinato tributo venga poi ampliato, sempre in assenza delle dovute autorizzazioni, ad altra tipologia di tributo.

Ciò che i verificatori NON possono fare

Dopo essere avvenuto l’ingresso dei funzionari in azienda o presso gli uffici (e purché, come visto, l’ordine di accesso sia risultato valido e legittimo ad una prima analisi), ha inizio la seconda fase della verifica fiscale, vale a dire quella della ricerca della documentazione contabile ed extracontabile presente in loco.

È importante, a questo punto, conoscere bene i diritti e i doveri del contribuente.

Di norma la fase materiale della ricerca può essere preceduta dalla richiesta al contribuente di esibire spontaneamente i documenti in suo possesso. Se questi si rifiuta, i verificatori potranno procedere al controllo in via autoritativa.

Tuttavia, il contribuente non è sempre tenuto ad esporre la documentazione richiesta dagli agenti, potendosi in alcuni casi legittimamente rifiutare senza incorrere in sanzioni.

Infatti, vige il divieto di procedere coattivamente, ciò significa che i documenti non immediatamente disponibili, per i quali, cioè, non sia possibile l’acquisizione senza aprire una chiusura, (casseforti, plichi sigillati, ecc)  non possono essere utilizzati se non in presenza di una specifica autorizzazione.

Non rientrano in tali ipotesi i normali scaffali privi di serratura, i quali possono normalmente venire perquisiti in assenza di particolari autorizzazioni. 

Pertanto, l’apertura dei contenitori e dei luoghi sopra indicati, eseguita senza autorizzazione, sono da ritenere illegittime, determinando l’illegittima acquisizione dei documenti rinvenuti, con conseguente nullità degli atti e dei provvedimenti derivanti nonché l’eventuale responsabilità dell’agente contravventore.

Il momento più importante: conclusione del controllo e Pvc 

Il controllo della Guardia di Finanza o dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate si conclude con la redazione e la consegna del Processo Verbale di Constatazione (PVC). 

D’altra parte, prima di tale documento – che costituisce la sintesi delle verifiche effettuate dai controllori – vengono redatti, per ogni giorno di verifica, i c.d.verbali giornalieri“, che a loro volta rappresentano i resoconti delle attività svolte da parte dei verificatori durante i singoli accessi.

Al riguardo, è decisivo sapere che il processo verbale costituisce un atto pubblico, ai sensi dell art. 2700 c.c., e, pertanto, fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti (Cassazione Civile, sezioni unite,  sentenza n. 17355/2009). 

Ciò significa che quanto verbalizzato in tali documenti (Verbali giornalieri e PVC) non potrà più essere contestato in fasi successive, perlomeno in riferimento alle dichiarazioni rese ed ai fatti avvenuti in presenza dei verbalizzanti e salvo querela di falso.

Verifica fiscale: cosa tenere a mente

È dunque utile, per il soggetto sottoposto a controllo, tenere a mente quanto segue:

  • Innanzitutto è importante, per il contribuente, evitare di formulare dichiarazioni spontanee, perlomeno in assenza del proprio consulente. Le cose dette, una volta verbalizzate, diverranno – per così dire – indelebili ed utilizzabili contro il dichiarante.
  • È fondamentale rileggere attentamente ogni singolo verbale giornaliero, prima di apporre la propria firma.
  • Allorché si abbiano osservazioni, puntualizzazioni e obiezioni rispetto a quanto verbalizzato dai verificatori, è necessario dichiararlo esplicitamente e pretendere che tali dichiarazioni vengano anch’esse verbalizzate, nella loro esattezza.
  • Il contribuente può legittimamente rifiutare di firmare i processi verbali quando non ne condivida il contenuto, sempre esplicitando per iscritto i motivi del proprio rifiuto.

Una volta redatto il processo verbale di constatazione, con il quale vengono concluse le operazioni di verifica, il contribuente ha diritto di comunicare agli organi di controllo osservazioni e richieste, entro 60 giorni dal rilascio di copia del PVC (art. 12, comma 7, legge 212/2000). Pertanto, prima del decorso del suddetto termine di 60 giorni, l’Amministrazione finanziaria non potrà procedere mediante notifica di avvisi di accertamento, salvo in casi di specifiche e motivate ragioni di urgenza, a pena di illegittimità e nullità dell’atto impositivo.

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