Riscossione 2026: cosa cambia davvero e perché il Fisco diventa più selettivo (e più veloce)

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Immagine di Giovanni Perilli
Giovanni Perilli

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Riscossione 2026: cosa cambia davvero e perché il Fisco diventa più selettivo (e più veloce)

Negli ultimi giorni si è riaccesa la discussione 2026 sulla riscossione fiscale, dopo l’anticipazione del Piano operativo dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione pubblicata da ItaliaOggi, e il punto centrale non è tanto l’obiettivo economico – fissato in 15,3 miliardi di euro, di cui circa 4,3 miliardi derivanti da definizioni agevolate – quanto il modo con cui questo obiettivo verrà perseguito, perché è qui che si nasconde il vero cambio di paradigma.

Il confronto con il 2025, che aveva registrato incassi per 16,8 miliardi, rischia infatti di essere fuorviante se letto in modo superficiale, perché non si tratta di una riduzione della capacità di recupero, ma dell’introduzione di un modello dichiaratamente più realistico, condizionato anche dall’impatto della rottamazione quinquies, che diluisce i pagamenti fino a 54 rate bimestrali, cioè nove anni, e quindi riduce inevitabilmente la liquidità immediata disponibile per lo Stato.

In altre parole, il sistema non punta più a incassare di più nel breve, ma a incassare meglio, con maggiore precisione, meno dispersioni e una resa più alta per ogni singola azione intrapresa.

Riscossione 2026: stop alla quantità, inizio della selezione

Il primo elemento concreto che emerge dal Piano è il superamento definitivo della logica quantitativa, che negli anni passati aveva portato a lavorare un numero enorme di posizioni senza una reale distinzione tra crediti recuperabili e crediti ormai compromessi, generando quello che oggi viene definito il “magazzino” della riscossione, cioè un insieme estremamente eterogeneo di carichi, spesso vetusti e con probabilità di incasso molto bassa.

Nel 2026 questa logica viene ribaltata: le risorse operative vengono riallocate sulla base di indicatori di recuperabilità, e questo significa, concretamente, che ogni posizione viene valutata in funzione della sua capacità reale di generare incasso, e non semplicemente per il fatto di esistere.

Questo approccio ha un impatto diretto anche sugli indicatori interni dell’Agenzia, che non si limitano più al volume di azioni intraprese, ma includono elementi molto più specifici, come la percentuale di cartelle notificate entro 90 giorni, l’indice di efficacia delle azioni di recupero e il grado di lavorazione del magazzino crediti, che diventa un vero KPI operativo.

Grandi debitori: il vero target operativo sopra i 250.000 euro

Se c’è un punto in cui la riscossione 2026 diventa concreta, è il focus sulle cosiddette morosità rilevanti, cioè posizioni con debiti superiori a 250.000 euro o caratterizzate da criticità economico-finanziarie significative.

Qui il modello cambia completamente.

Non si parla più di azioni standardizzate, ma di interventi costruiti su misura, basati su un’analisi approfondita della situazione patrimoniale e dei flussi economici del debitore, con l’obiettivo di individuare in modo preciso beni aggredibili, controparti finanziarie e leve operative efficaci.

Le azioni non spariscono, anzi diventano più mirate: pignoramenti presso terzi, iscrizioni ipotecarie e misure conservative continuano a essere strumenti centrali, ma vengono attivati solo quando esiste una base informativa solida che ne giustifica l’efficacia.

Il dato operativo è chiaro: tra 100.000 e 120.000 pignoramenti previsti nel 2026, in linea con il 2025, ma con una concentrazione geografica precisa, perché circa la metà sarà focalizzata su Lazio, Lombardia e Campania, cioè aree con maggiore densità di posizioni rilevanti.

Questo non è un aumento della pressione, è un aumento della precisione.

Tempi più stretti: notifiche entro 90 giorni e azioni più rapide

Uno degli aspetti più sottovalutati della riscossione 2026 riguarda la compressione dei tempi operativi, che diventa una leva strategica per aumentare l’efficacia del sistema.

Il Piano prevede infatti una riduzione significativa dei tempi di notifica delle cartelle, con l’obiettivo di aumentare la quota di atti notificati entro 90 giorni, e soprattutto un’accelerazione nell’avvio delle procedure esecutive, così da ridurre il rischio di decadenza e prescrizione, che negli anni hanno eroso una parte rilevante della capacità di recupero.

Per le imprese questo significa una cosa molto concreta: il tempo per reagire si accorcia.

Il modello attendista, che in passato poteva funzionare grazie a una certa lentezza strutturale del sistema, diventa sempre meno sostenibile, perché il passaggio tra iscrizione a ruolo e azione esecutiva tende a ridursi drasticamente.

Dati e incroci informativi: come funzionano davvero le nuove azioni

Il vero cuore della riscossione 2026, però, è l’utilizzo dei dati, che smette di essere un supporto e diventa la base dell’intero sistema decisionale.

Grazie alle nuove disposizioni introdotte anche dalla legge di bilancio 2026 (comma 117), l’Agenzia potrà accedere a informazioni molto più dettagliate, tra cui la somma dei corrispettivi delle fatture emesse dai debitori iscritti a ruolo e dai loro coobbligati nei confronti degli stessi soggetti nei sei mesi precedenti.

Questo passaggio cambia completamente il gioco.

Perché consente di individuare con precisione:

  • i flussi economici attivi del debitore
  • i soggetti con cui intrattiene rapporti economici
  • le controparti su cui attivare pignoramenti presso terzi

In pratica, la riscossione non si limita più a cercare beni già evidenti, ma ricostruisce i flussi finanziari recenti e interviene dove il denaro effettivamente passa.

E questo rende le azioni molto più efficaci rispetto al passato.

Rottamazione quinquies: perché cambia l’equilibrio del sistema

Un altro elemento strutturale della riscossione 2026 è l’effetto della rottamazione quinquies, che consente pagamenti dilazionati fino a nove anni, modificando radicalmente la distribuzione temporale degli incassi.

Questo significa che una parte consistente del magazzino viene “congelata” in piani di lungo periodo, riducendo la disponibilità di incasso immediato e obbligando il sistema a concentrarsi su crediti più liquidi, cioè su posizioni non ancora inserite in percorsi di definizione agevolata o comunque caratterizzate da maggiore capacità di recupero nel breve e medio periodo.

È un riequilibrio strategico, non una scelta casuale.

Riscossione 2026 e crisi d’impresa: quando il debito diventa strutturale

Quando il debito fiscale supera certe soglie, soprattutto nelle posizioni sopra i 250.000 euro, la questione esce dall’ambito puramente tributario ed entra in quello della sostenibilità aziendale.

Qui entra in gioco il Codice della crisi d’impresa, che definisce la crisi come l’incapacità prospettica di far fronte alle obbligazioni nei mesi successivi, e quindi sposta l’attenzione dal debito passato alla capacità futura dell’impresa di generare flussi.

In un sistema come quello della riscossione 2026, che utilizza dati aggiornati e interviene in modo più rapido e mirato, questa distinzione diventa ancora più rilevante, perché le imprese non vengono più intercettate solo quando il problema è esploso, ma quando esistono ancora flussi aggredibili.

E questo cambia completamente il timing delle decisioni.

Conclusione: cosa significa davvero per le imprese

La riscossione 2026 non è un aggiornamento tecnico, è un cambio di logica.

Il sistema diventa selettivo, veloce e soprattutto informato, e questo comporta una conseguenza molto chiara: non tutte le posizioni verranno trattate allo stesso modo, ma quelle leggibili, strutturate e con flussi attivi diventeranno prioritarie.

Non è più una questione di avere o non avere debiti. È una questione di quanto quel debito sia analizzabile, tracciabile e quindi aggredibile.

E in questo scenario, la gestione del debito fiscale smette di essere una reazione e diventa una scelta strategica, perché il vero rischio non è il debito in sé, ma arrivare impreparati a un sistema che oggi, più che mai, sa esattamente dove intervenire.

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