Questionario di Agenzia delle Entrate: i 3 principali e gli effetti

articolo a cura di:
Claudia Patrone
Claudia Patrone

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questionario agenzia delle entrate

Se hai ricevuto un questionario dell’Agenzia delle Entrate sei nel posto giusto.

Nelle scorse settimane abbiamo già illustrato di cosa si tratta (per scoprire di più, clicca qui).

Riassumendo, i questionari sono richieste di documentazione, solitamente contabile (fatture, registri, pagamenti vari), che il Fisco notifica al contribuente, di volta in volta selezionato (art. 32 del D.P.R. n. 600/1973).

Definiti in questi termini, potrebbe sembrare che tutti i questionari siano uguali.

Attenzione: in realtà non è così!

Questionario Agenzia delle Entrate: le 3 tipologie

Oggi, infatti, mi voglio soffermare sulle 3 tipologie di questionario che, più frequentemente, vengono notificate dall’Agenzia delle Entrate.

Ognuno di essi presenta, per chi lo riceve, un diverso livello di “rischio fiscale” che consente di classificare i questionari nelle seguenti tre categorie:

  • questionario “base (clicca qui per il modello): è quello caratterizzato da un “basso rischio fiscale”. Infatti, consiste in una semplice richiesta di documentazione contabile e, di regola, viene utilizzato dal Fisco nel caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o, più semplicemente, per controllare che la dichiarazione presentata sia coerente con la contabilità.

Ricorda che un’errata gestione di tale tipo questionario comporterà l’emissione di un avviso di accertamento, con applicazione di sanzioni che vanno dal 90% al 180% della maggiore imposta accertata.

  • questionario “intermedio: è quello caratterizzato da un “medio rischio fiscale”. In concreto, con tale tipo di questionario il Fisco non chiede solo documentazione, ma punta a verificare se ti spettano o meno determinate agevolazioni fiscali – come, ad esempio, i crediti d’imposta (clicca qui per il modello) –  di cui hai usufruito o, in genere, se vi sia coincidenza tra i redditi e/o i costi che hai dichiarato e quelli che emergono dall’Anagrafe tributaria                      (c.d. spesometro).

Sul punto, non dimenticarti che i tuoi clienti, purché dotati di partita I.V.A., sono obbligati, in qualità di “sostituti d’imposta”, a dichiarare al Fisco i corrispettivi a te pagati nel corso dell’anno (clicca qui per il modello) e le connesse ritenute operate “alla fonte”.

Cosa succede qualora non si gestisse nel modo corretto

In tale contesto, un’errata gestione del questionario comporterà: 

  • l’emissione di un avviso di accertamento con applicazione di sanzioni che vanno dal 90% al 180% della maggiore imposta accertata,
  • o, per quanto riguarda i crediti d’imposta, l’emissione di un atto di recupero del credito, con applicazione, in genere, di sanzioni che vanno dal 100% al 200% del credito utilizzato;
  • questionario “complesso(clicca qui per il modello): è quello caratterizzato da un “alto rischio fiscale”. Infatti, nella prassi viene utilizzato in caso di controlli che riguardano più contribuenti ed è finalizzato non solo a ottenere documentazione contabile, ma anche, e soprattutto, a chiederti informazioni dettagliate circa la tipologia di rapporto che hai intrattenuto con altri contribuenti, a loro volta sottoposti ad accertamento (in genere, sono i tuoi fornitori o i tuoi clienti), e con i quali sei venuto a contatto (c.d. controlli incrociati).

Non voglio spaventarti, ma devo ribadire che tale tipologia di controllo è molto invasivo e, ove non gestito bene, si concluderà con un avviso di accertamento nel quale il Fisco contesterà l’utilizzo di presunte fatture “false”, irrogando sanzioni dal 135% al 270% dell’imposta evasa.

Come immaginerai, in tale caso scatterà anche la denuncia, che ti obbligherà a difenderti su due piani: quello tributario e quello penale.

Da queste indicazioni, avrai capito che anche il questionario che, a una prima lettura, potrebbe sembrare banale, potrebbe portare, ove non gestito correttamente, a risultati disastrosi per te e per la tua attività d’impresa.

Il consiglio, quindi, è sempre quello di rivolgerti a un professionista specializzato, da anni, nel settore della consulenza fiscale e del contenzioso tributario, con il quale potrai analizzare il questionario che hai ricevuto e impostare, correttamente, la più opportuna strategia difensiva.

Nella migliore delle ipotesi, infatti, potrai riuscire a evitare l’emissione dell’avviso di accertamento e a scongiurare il rischio del contenzioso tributario e penale che si verrebbe a generare.

Non devi, però, perdere tempo; per rispondere al questionario, infatti, l’Agenzia delle Entrate concede, di regola, solo 15 giorni!

 

Un’occasione da non perdere, fatti aiutare dal professionista giusto

Se il Questionario dell’Agenzia delle Entrate non viene gestito nel modo corretto, potrebbe essere l’anticamera di un futuro avviso di accertamento. Quindi è bene essere pronti.

Al tempo stesso, potrebbe rivelarsi un’occasione. Se analizzato e interpretato al meglio, il questionario dell’Agenzia delle Entrate diventa la possibilità da non perdere per impostare, in anticipo, la tua strategia difensiva “preventiva”. E come diciamo tantissime volte, il tempo non è un amico in questi casi, poter quindi giocare d’anticipo, diventa fondamentale e, di per sé, già una strategia vincente.

Capire i motivi per cui il Fisco ha “puntato i riflettori” su un soggetto, è la base per poi agire di conseguenza e tutelarsi, prima che le cose diventino più serie.

Se ti trovi in questa situazione, l’aiuto di un professionista specializzato nel settore tributario farebbe la differenza. Il professionista analizzerebbe il Questionario dell’Agenzia delle Entrate, per poi successivamente stabilire e impostare la migliore strategia difensiva. Strategia che sarebbe da adottare poi in risposta a quanto richiesto dall’Agenzia delle Entrate.

Nella migliore delle ipotesi, infatti, potrai riuscire a evitare l’emissione dell’avviso di accertamento e a scongiurare il rischio del contenzioso tributario che si verrebbe a generare. Agire subito, come vedi, può fare la differenza.

Non devi, però, perdere tempo; per rispondere al Questionario dell’Agenzia delle Entrate, infatti, il Fisco concede, di regola, solo 15 giorni!

Il tempo stringe sempre di più.

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