Phishing agli imprenditori: anche la Riscossione finisce nel mirino dei Truffatori

articolo a cura di:
Alexandra Favaloro
Alexandra Favaloro

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Phishing agli imprenditori

Phishing agli imprenditori: anche la Riscossione finisce nel mirino dei Truffatori

Negli ultimi anni abbiamo imparato a prendere confidenza con nuovi fenomeni legati al progresso tecnologico e telematico.

Tra i tanti benefici e aspetti positivi che sicuramente hanno agevolato la vita di tutti noi, possiamo certamente ravvisarne uno che ha creato invece non pochi problemi: il tanto famigerato “Phishing”

Ma vediamo in concreto di cosa si tratta

Con il termine “Phishing”, mutuato dall’inglese, si fa riferimento a tutti quei tentativi di truffa che vengono posti in essere con l’aiuto di internet, per indurre i mal capitati a fornire dati e informazioni sensibili a soggetti che poi li utilizzeranno con scopi certamente poco nobili. Cadere nel tranello è più facile di quanto si pensi e tutti, ma proprio tutti, possono essere bersaglio di questo raggiro, Riscossione compresa!

Ebbene sì, anche il Fisco si è ritrovato a dover fare i conti con questo fenomeno, tanto da dover pubblicare svariate volte sul proprio sito, avvisi che mettessero in guardia i contribuenti dai tentativi di truffa! E’ diventato sempre più frequente, infatti, l’invio di messaggi apparentemente provenienti da PEC e indirizzi Mail della Riscossione, che in realtà mirano solamente ad acquisire dati o Hackerare sistemi.

Anche in un recente comunicato ADER raccomanda in modo netto di cestinare ed ignorare qualsiasi comunicazione non proveniente da canali ufficiali, indicando anche una serie di indirizzi (quali ad esempio AgenziaEntrate Riscossione<AgenziaEntrateRiscossione@procleanmos.ru>  oppure Agenzia delle entrate-Riscossione <Agenziadelleentrate-Riscossione@portalimo.cl> acc.pagaonline@agenziariscossione.gov.itoppure notifica.acc-pagaonline@agenziariscossione.gov.it oppure  ricevuta-pagaonline@agenzariscossione.gov.it oppure ricevuta.pagaonline@agenziariscossione.gov.it con oggetto “Ricevuta di pagamento)    che già sono stati segnalati da diversi contribuenti.

Phishing agli imprenditori: come difendersi e come riconoscere i canali ufficiali?

Inutile dire che questo fenomeno genera preoccupazione, ma anche grande incertezza e confusione. Sì, perchè se è vero che ADER ha messo in guardia i contribuenti dai tentativi di phishing è vero anche che, sempre più spesso, e da diversi anni, è la stessa Riscossione ad utilizzare i più svariati indirizzi Pec, lasciando il destinatario ai suoi fondati timori.

Le norme che regolano la notifica a mezzo p.e.c. dell’atto tributario da parte dei  Concessionari sono quelle di cui all’art. 26-II co. DPR n. 602/1973 ed art. 60 DPR n.600/1973. Deve, però, in ogni caso, essere assicurato al destinatario di poter verificare che l’indirizzo p.e.c. dal quale proviene un atto della P.A. sia riconducibile effettivamente a quest’ultima e, quindi, ricompreso in pubblici elenchi quali “IPA” (Indice delle Pubbliche Amministrazioni) e “PP.AA.” (Registro delle Pubbliche Amministrazioni).

Se ricevi una notifica a mezzo PEC di una cartella di pagamento, o di un atto della Riscossione quindi, ricordati sempre di farla verificare ad un esperto. Potresti scoprire che in realtà tale notifica risulta viziata proprio perchè l’indirizzo del mittente non è presente nei pubblici registri ed in questo modo ottenere l’annullamento dell’atto stesso!

Se hai un Debito, scegli la strategia vincente per uscirne 

Portarsi dietro un debito fiscale rappresenta una zavorra per la tua impresa e mette a rischio anche il tuo patrimonio personale. 

Oggi tornare a essere un imprenditore libero si può. Secondo il report 2022 del Ministero dell’economia e delle Finanze 1 volta su 2 il contribuente batte il fisco in giudizio, riuscendo così a ridurre, fino a eliminare, il proprio debito con il fisco. 

Affidarsi a un professionista esperto in contenzioso tributario o per rottamare il proprio Debito, si rivela uno strumento efficace e risolutivo.

E nel caso di una crisi aziendale, ricorda che oggi hai a disposizione molti strumenti giuridici da poco rinnovati e modificati.

Questi, a seguito dell’impugnazione del debito, quando maggiore di 100, 200 o 500mila euro, consentiranno di gettarti la paura alle spalle e ripartire con rinnovato slancio. 

Il concordato preventivo (approfondisci qui questo aspetto) o ancor meglio gli accordi di ristrutturazione del debito con transazione fiscale – istituti non nuovi, ma oggi aggiornati e resi molto più favorevoli per l’imprenditore che li utilizza in caso di crisi d’impresa.

Ciascuno rappresenta il vero saldo e stralcio per le aziende perché possono ridurre il debito fino al 70-80% pagando il restante 30-20% in quattro o cinque anni. 

CFI – Crisi Fiscale d’Impresa mette a disposizione il suo team di esperti proprio per aiutarti a trovare la miglior strategia per ottenere il massimo risultato. 

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