Intelligenza artificiale negli studi professionali: perché l’AI sta cambiando il lavoro di commercialisti e consulenti

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Gianluca Macca

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Intelligenza artificiale negli studi professionali: perché l'AI sta cambiando il lavoro di commercialisti e consulenti

L’intelligenza artificiale si sta ritagliando un ruolo di primo piano in ambito professionale, attestato da un’applicazione trasversale e da un numero sempre più crescente di attività e procedure in cui viene chiamata in causa. A confermarlo è anche un recente approfondimento pubblicato da Il Sole 24 Ore, che analizza i dati dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano e mette in evidenza come l’adozione dell’AI stia aumentando, soprattutto negli studi più strutturati.

Il fenomeno non si circoscrive soltanto all’introduzione di nuovi strumenti tecnologici. Dietro questa evoluzione si intravede infatti un cambiamento più ampio, che coinvolge l’organizzazione interna, il rapporto con i clienti, la gestione delle attività ripetitive e la capacità degli studi di sviluppare modelli di business più efficienti e competitivi.

Per commercialisti, consulenti del lavoro e professionisti che operano in contesti complessi, l’intelligenza artificiale non rappresenta quindi più una prospettiva futura, bensì una realtà e un’evoluzione in atto che sta già modificando il modo di lavorare e di creare valore.

Intelligenza artificiale studi professionali: una crescita che accelera

Sempre sulla base del quadro descritto dal Politecnico di Milano, le percentuali di utilizzo dell’intelligenza artificiale negli studi professionali sono triplicate rispetto agli anni precedenti, segnalando un cambiamento importante nelle priorità di investimento e innovazione del settore.

Se in passato questi strumenti occupavano le ultime posizioni tra le esigenze percepite dai professionisti, oggi vengono sempre più considerati un motore di evoluzione organizzativa e di sviluppo del business.

L’adozione, tuttavia, non procede in modo uniforme. Se da un lato le realtà maggiormente strutturate mostrano una propensione più elevata agli investimenti tecnologici, dall’altro gli studi di dimensioni ridotte incontrano ancora ostacoli di natura economica e culturale.

Tale differenza conferma come la trasformazione digitale richieda non soltanto risorse economiche, ma anche una visione strategica capace di integrare tecnologia, competenze e organizzazione.

Gli investimenti crescono, soprattutto nelle realtà più organizzate

L’Osservatorio sottolinea come gli investimenti complessivi in innovazione digitale da parte degli studi professionali abbiano raggiunto nel 2025 i 2,01 miliardi di euro, registrando un incremento del 3% rispetto all’anno precedente.

Le strutture multidisciplinari si classificano come le realtà più dinamiche, con una spesa media che sfiora i 30 mila euro annui, mentre gli studi specializzati investono mediamente tra i 10 e i 15 mila euro.

La necessità di sostenere questi investimenti viene inoltre indicata come uno dei fattori che potrebbero favorire percorsi di aggregazione tra professionisti, permettendo di condividere competenze, strumenti e costi legati all’innovazione tecnologica.

All’interno di questo scenario, l’intelligenza artificiale si configura sempre più come una leva strategica e non semplicemente come un supporto operativo.

Come viene utilizzata oggi l’intelligenza artificiale negli studi professionali

L’utilizzo prevalente dell’AI resta ancora fortemente orientato all’efficientamento delle attività quotidiane.

Tra gli impieghi più diffusi rientrano:

  • la ricerca normativa;
  • la sintesi di documenti complessi;
  • le traduzioni in altre lingue;
  • la trascrizione automatica delle riunioni.

Si tratta di attività caratterizzate da elevata ripetitività e da un ragguardevole impiego di tempo, nelle quali l’automazione permette ai professionisti di concentrare maggiormente le proprie energie sulle attività a più alto valore aggiunto.

Parallelamente a queste applicazioni, iniziano però a emergere utilizzi più evoluti e creativi dell’intelligenza artificiale, legati all’ analisi di atti, la predisposizione di report professionali e la generazione di documentazione tecnica.

Il cambiamento procede gradualmente, pur mostrando una tendenza destinata a consolidarsi nei prossimi anni.

I commercialisti stanno recuperando rapidamente il divario

Uno degli aspetti più interessanti messi in luce dal report riguarda proprio il mondo dei commercialisti.

Sebbene per molto tempo gli studi legali abbiano costituito il settore professionale maggiormente incline all’adozione delle nuove tecnologie, oggi questo divario appare sempre più ridotto.

I commercialisti stanno infatti riscontrando il potenziale dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati, nell’automazione dei processi interni e nella predisposizione della documentazione professionale.

L’AI consente di alleggerire numerose attività operative, il che offre ai professionisti l’opportunità di dedicare più tempo alla consulenza strategica, all’interpretazione dei dati e al supporto decisionale per imprese e clienti.

Privacy e controllo degli output restano temi centrali

Accanto alla vasta gamma di opportunità emergono tuttavia anche alcune criticità che continuano a influenzare il processo di adozione.

Molti studi manifestano infatti preoccupazioni inerenti la tutela della privacy e la sicurezza dei dati trattati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

Per questa ragione, una parte crescente delle realtà professionali preferisce utilizzare versioni a pagamento e strumenti dotati di maggiori garanzie sotto il profilo della protezione delle informazioni.

Il report illustra inoltre come soltanto circa la metà degli studi abbia già sviluppato procedure strutturate di controllo degli output generati dall’AI.

Questo dato conferma che la supervisione umana rimane un elemento imprescindibile. L’intelligenza artificiale rappresenta infatti un supporto operativo e decisionale, mentre la responsabilità professionale continua a richiedere verifiche, valutazioni critiche e competenze specialistiche.

Le difficoltà dei piccoli studi e il tema del ricambio generazionale

Se i grandi studi hanno già pianificato investimenti specifici nell’intelligenza artificiale, le realtà meno strutturate procedono con maggiore gradualità e cautezza.

Le motivazioni sono molteplici e riguardano sia la disponibilità economica sia fattori culturali che influenzano il rapporto con l’innovazione tecnologica.

In molti casi, gli studi di dimensioni ridotte continuano a basarsi prevalentemente su relazioni personali e su un forte radicamento territoriale, elementi che hanno storicamente rappresentato un importante vantaggio competitivo.

Allo stesso tempo, il ricambio generazionale e le nuove aspettative dei professionisti più giovani rendono sempre più necessario integrare strumenti digitali e soluzioni innovative all’interno dei modelli organizzativi tradizionali.

L’intelligenza artificiale potrebbe quindi diventare una delle leve principali per accompagnare l’evoluzione futura delle professioni e agevolare la sostenibilità degli studi nel lungo periodo.

Innovazione tecnologica e consulenza: un nuovo equilibrio professionale

L’evoluzione in corso suggerisce una riflessione più ampia sul ruolo stesso del professionista.

Automatizzare attività ripetitive non significa ridurre il valore della consulenza, ma liberare tempo e competenze da dedicare ad analisi più approfondite, pianificazione strategica e supporto alle decisioni imprenditoriali.

Il valore aggiunto si sposta progressivamente dalla semplice esecuzione tecnica alla capacità di interpretare scenari complessi, individuare soluzioni sostenibili e guidare le imprese nei momenti più delicati della loro crescita.

In questo senso, tecnologia e competenze umane non rappresentano elementi contrapposti, bensì componenti complementari di un nuovo modello professionale.

CFI – Crisi Fiscale d’Impresa: esperienza, innovazione e supporto alle imprese

Da oltre vent’anni, CFI – Crisi Fiscale d’Impresa affianca imprenditori e professionisti nella gestione di situazioni fiscali e finanziarie complesse, mettendo a disposizione esperienza consolidata, metodo operativo e una visione strategica orientata alla sostenibilità aziendale.

L’evoluzione tecnologica e l’intelligenza artificiale rappresentano oggi strumenti importanti anche per migliorare l’analisi delle posizioni debitorie, ottimizzare i processi interni e supportare attività consulenziali sempre più specialistiche.

L’innovazione, tuttavia, acquista valore soltanto quando viene integrata all’interno di competenze professionali solide e di un approccio costruito sulle reali esigenze delle imprese.

Per questo motivo, CFI – Crisi Fiscale d’Impresa continua a investire nella crescita delle proprie metodologie e nell’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, mantenendo al centro l’ascolto, l’analisi e la costruzione di percorsi personalizzati per ogni singola realtà aziendale. Se desideri scoprire concretamente come possiamo esserti di supporto, puoi richiedere una consulenza personalizzata con i nostri esperti.

Conclusione: l’intelligenza artificiale come opportunità di evoluzione professionale

L’intelligenza artificiale studi professionali rappresenta oggi uno dei principali fattori di trasformazione per commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro.

I dati del Politecnico di Milano evidenziano una crescita significativa nell’adozione di questi strumenti, soprattutto tra le realtà maggiormente strutturate, rimarcando al tempo stesso le opportunità e le sfide ancora aperte.

L’automazione delle attività ripetitive, l’analisi avanzata dei dati e il supporto alla produzione documentale stanno modificando il modo di lavorare, pur lasciando intatto il valore delle competenze professionali e della supervisione umana.

La vera sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra tecnologia e consulenza, ma costruire un equilibrio in grado di integrare innovazione, esperienza e capacità di accompagnare imprese e clienti in contesti sempre più complessi.

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