Ingiunzione fiscale, cartella esattoriale e avviso di accertamento: facciamo un po’ di chiarezza

articolo a cura di:
Giovanni Perilli
Giovanni Perilli

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Ingiunzione fiscale, cos’è? Ingiunzione fiscale, cartella esattoriale, avviso di accertamento: facciamo chiarezza

L’avviso di accertamento, l’ingiunzione di pagamento e le cartelle esattoriali risultano tristemente famose ai cittadini. Ma di cosa si tratta in concreto?

Di seguito conosciamo le differenze e le finalità per comprendere le ragioni della loro esistenza.

In primo luogo è possibile affermare che gli atti in analisi sono gli strumenti che nel tempo sono stati introdotti dal legislatore al fine di procedere con la riscossione coattiva di crediti di natura erariale o contributiva ma anche per quella dei tributi locali e delle sanzioni amministrative.

Ingiunzione fiscale, cos’è?

Per ingiunzione fiscale o di pagamento, si intende un particolare tipo di atto esecutivo che risulta prodromico all’esecuzione forzata.

Quest’ultimo deve contenere gli elementi dell’atto di precetto così come disciplinati dall’art 480 c.p.c. ossia:

  • intimazione a pagare una somma indicata;
  • termine di 30 giorni entro i quali procedere al pagamento;
  • avvertenza che, in mancanza dello stesso, si procederà all’esecuzione forzata;
  • motivazione con riferimento all’eventuale atto di accertamento o di liquidazione (per crediti tributari) o all’atto di messa in mora ( per altri tipi di obbligazioni patrimoniali) che ne sta alla base;
  • indicazione dell’autorità presso la quale è possibile proporre l’impugnazione.

 

Ingiunzione fiscale, cos’è quindi? L’ingiunzione fiscale è un atto unilaterale in quanto è formato da parte dell’Amministrazione nell’esercizio dei propri poteri di autoaccertamento e autotutela. In assenza di ulteriori contributi di altri soggetti e in assenza di contraddittorio. La notifica dell’atto in questione è eseguita dall’ufficiale giudiziario addetto al Tribunale ovvero al messo di conciliazione del Giudice di Pace.

Qualora l’ingiunzione fiscale sia preceduta dall’emissione di un atto di accertamento o di liquidazione (da considerarsi quali titoli idonei a dare corso all’esecuzione in caso di mancata opposizione), avrà la semplice funzione di precetto e potrà essere impugnata solo per vizi propri.

In caso contrario?

Se, al contrario, non rappresenta la conseguenza di un’attività formale di accertamento, questa cumula in sé stessa sia la funzione di titolo esecutivo sia di precetto e può essere impugnata nel merito.

Tuttavia, l’ingiunzione fiscale presenta delle problematiche in termini di costi e efficacia e efficienza dell’azione esecutiva ed è per queste motivazioni che il legislatore ha introdotto la riscossione coattiva mediante ruolo e notifica della cartella esattoriale con le modifiche apportate al DPR 602/73 dalle leggi 248/2005 e 248/2006.

Ai sensi dell’art. 10 del Dpr 602/73, il “ruolo” rappresenta “l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dagli uffici dell’Amministrazione ai fini della riscossione a mezzo del concessionario”.

Il ruolo viene consegnato dall’ufficio al concessionario (art. 24) che notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo (art. 25).

Ricorda che gli enti creditori abilitati alla formazione dei ruoli sono molteplici e, pertanto, molteplici sono anche i tipi di crediti indicati al loro interno. Per tale ragione, non esiste una giurisdizione univoca in tema di opposizione alla cartella esattoriale né una singola procedura di opposizione.

Cartella esattoriale

Quando si parla di cartella esattoriale e di conseguente opposizione alla stessa è necessario individuare in via preliminare sia l’ente impositore sia la natura del credito azionato.

In generale, è possibile indicare almeno due tipologie di opposizione avverso le cartelle di pagamento:

  • opposizione propria del rapporto giuridico che ha generato il credito riscosso. In questa ipotesi si prenderanno in considerazione le forme, i tempi e le modalità stabilite dalla legge che disciplina la contestazione del rapporto controverso.

La cartella, nel caso in analisi, non deve essere preceduta dalla notifica di un altro atto autonomamente impugnabile e risponde alla necessità di consentire all’interessato di procedere al recupero dell’esercizio del mezzo di tutela previsto dalla legge per l’opposizione all’atto prodromico non notificato.

  • qualora, invece, la cartella di pagamento sia stata preceduta dalla notifica di un atto autonomamente impugnabile, non è ammessa la contestazione del credito nel merito, ma potranno essere dedotte unicamente le questioni relative a vizi propri dell’atto (ad esempio errori di calcolo, mancanza di requisiti formali, nullità della notifica) o a fatti sopravvenuti (ad esempio prescrizione o morte).

Avviso di accertamento

A partire dal 1° ottobre 2011, il legislatore ha modificato gli istituti dell’accertamento e della riscossione, dando vita a un nuovo atto amministrativo complesso per il recupero delle somme richieste.

L’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, infatti, è titolo esecutivo per la riscossione. Questo implica che, in caso di mancato pagamento nei termini indicati dei tributi accertati e delle relative sanzioni, l’agente della riscossione potrà direttamente procedere all’esecuzione forzata senza la preventiva notifica della cartella di pagamento.

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