Emergenza Pignoramento: Agenzia delle Entrate Riscossione Non Risparmia Nessuno

articolo a cura di:
Alexandra Favaloro
Alexandra Favaloro

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Emergenza Pignoramento Agenzia delle Entrate Riscossione Non Risparmia Nessuno

Emergenza Pignoramento: Agenzia delle Entrate Riscossione Non Risparmia Nessuno

 

Vi abbiamo più volte parlato degli strumenti che ha a disposizione Agenzia Entrate Riscossione per recuperare il suo credito. Tra tutti, forse uno dei più temuti è il pignoramento presso terzi. Si tratta di un pignoramento cosiddetto “diretto,” che consente al Fisco di aggredire le somme dovute da terzi (siano essi fornitori, banche, creditori). Senza necessità di passare dal Giudice. In base all’art. 72 bis del DPR 602/73, infatti, ADER intima al terzo pignorato di pagare entro 60 giorni gli importi dovuti. La pericolosità di questo strumento risulta più che mai evidente.

 

Ma È Sempre Lecito?

Se vi state chiedendo se ci siano somme o soggetti che possano ritenersi al sicuro rispetto a questa procedura, la risposta purtroppo non è così positiva. Non sfuggono, infatti, all’azione dell’Agente della Riscossione nemmeno le somme corrisposte in favore dei soggetti titolari di trattamento pensionistico o di altre indennità quali ad esempio la NASPI. Tutto ciò avviene spesso senza tenere conto delle limitazioni normative poste a tutela dei contribuenti.

In base alla normativa, infatti, i soggetti titolari di trattamento pensionistico non possono subire azioni esecutive aggressive sugli emolumenti ricevuti a titolo di pensione se non con il rispetto di talune limitazioni.

 

Limiti di Pignorabilità

L’art. 72-ter del DPR n. 602/1973 stabilisce che:

“Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro e in misura pari ad un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro. Resta ferma la misura di cui all’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, se le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, superano i cinquemila euro.”

Inoltre,

“Nel caso di accredito delle somme di cui ai commi 1 e 2 sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.”

La norma parla chiaro e fortunatamente ci sono comunque dei paletti messi dal legislatore a tutela del contribuente. Spesso però assistiamo ad azioni che vengono promosse in spregio a tali principi.

 

Cosa Fare se Ricevi un Pignoramento

Occorre sempre prestare la massima attenzione alle modalità con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione provvede ai pignoramenti poiché in presenza di vizi di questa portata, la procedura esecutiva può essere arrestata.
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