Divieto di Compensazione Fiscale: Impatti e Implicazioni, l’Intervista al Team Legale CFI – Crisi Fiscale d’Impresa

articolo a cura di:
Giovanni Milanesio
Giovanni Milanesio

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Divieto di Compensazione Fiscale: Impatti e Implicazioni, Intervista al Team Legale di CFI – Crisi Fiscale d’Impresa

Divieto di Compensazione Fiscale, analisi della nuova normativa

Durante un’intervista esclusiva con l’avvocato Domenica Giuliano Fortugno, membro del team legale di Carlo Carmine e fondatore di CFI – Crisi Fiscali d’Impresa, abbiamo esaminato da vicino gli effetti e le implicazioni di questa normativa. Il divieto di compensazione opera in maniera rigorosa quando sono presenti carichi di ruolo per un importo complessivamente superiore a 100.000,00 euro, nel senso che la compensazione non è consentita neanche per la parte in eccedenza: se sono presenti carichi di ruolo pari a 120.000,00 euro e il contribuente dispone di 170.000,00 euro di crediti compensabili, per come si esprime la norma, non è sostenibile l’ipotesi che si possa compensare 50.000,00 euro.

Proibizione Rigorosa della Compensazione Fiscale, a chi è rivolta la norma, a quali debiti è riferita e a partire da quando sarà effettiva

Il divieto di compensazione opera a decorrere dall’1.7.2024 e si applica in relazione a tutti i contribuenti (persone fisiche, società ed enti).

Ai fini del divieto, rilevano i ruoli e gli accertamenti esecutivi a condizione che ci sia stato l’affidamento all’Agente della Riscossione. Non inibiscono, quindi, la compensazione i debiti fiscali, ancorché relativi a imposte erariali, non ancora iscritti a ruolo come le comunicazioni bonarie oppure gli avvisi di liquidazione, gli avvisi di recupero dei crediti di imposta o gli accertamenti non esecutivi.

Ricordiamo che il divieto opera a condizione che sussistano iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori per importi complessivamente superiori a euro centomila. Rientrano tra gli “accessori” del debito d’imposta iscritto a ruolo le sanzioni, gli interessi, gli aggi spettanti all’Agente della Riscossione e le altre spese collegate al ruolo, come quelle di notifica della cartella o relative alle procedure esecutivi.

Debito rateizzato o contestato in giudizio

Il divieto di compensazione sussiste comunque quando viene presentato il ricorso e le somme superiori a euro 100.000 risultano iscritte a ruolo e affidate in riscossione (salvo la sospensione giudiziale oppure amministrativa).

Anche l’accoglimento della dilazione delle somme iscritte a ruolo, anche se seguito dal pagamento della prima rata, non esclude l’operatività divieto di compensazione.

Faccio presente che avvalersi della compensazione sussistendone il divieto comporta la sanzione nella misura del 30% ai sensi dell’art. 13 comma 4 del DLgs. 471/1997.

A seguito di questa nuova normativa, una reale e concreta soluzione al debito fiscale passa per l’analisi approfondita dello stesso da parte di professionisti specializzati. Solo così, infatti, un imprenditore può ottenere un quadro chiaro della sua situazione e, nel contempo, accedere alle grandi opportunità del nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza che, impugnato il debito fiscale quando maggiore di 100, 200, 500 o 1 milione di euro, ne permettono l’abbattimento del 70-80% con la possibilità di pagare il restante 20-30% in 4-5 anni.

Riduci il debito del 70-80%