Per chi ha saltato la scadenza di agosto scattano le azioni esecutive, come fare per difendersi dall’attacco del fisco

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Decadenza pace fiscale, come difendersi dall'attacco del fisco?

Decadenza della pace fiscale, come fare per difendersi dall’attacco del Fisco?

Lunedì 8 agosto, per migliaia di imprenditori, rappresentava un’altra deadline importante in tema di pace fiscale.

Essa infatti coincideva con l’ultimo giorno utile per far fronte alla scadenza delle rate 2021 della rottamazione ter e del saldo e stralcio peraltro.

Ricordiamo che, una volta pagate le rate 2021, successivamente sarà necessario pagare quelle in scadenza nel 2022. 

In particolare, la scadenza di tutte le rate 2022 è fissata al 30 novembre 2022 ed entro tale termine dovranno essere corrisposte le rate in scadenza del 2022. Anche in questo caso sono previsti i cinque giorni di tolleranza per cui il pagamento dovrà, quindi, avvenire entro il 5 dicembre 2022).

Chi non ha pagato integralmente il suo debito è fuori dalla pace fiscale e le conseguenze sono abbastanza pesanti.

Infatti, i versamenti in precedenza effettuati saranno considerati in acconto rispetto al debito indicato nella cartella esattoriale per la quale il contribuente è stato ammesso alla rottamazione. 

Dunque, il contribuente perderà lo sconto sulle sanzioni e sugli interessi di mora che gli era stato garantito dalla legge dopo l’ammissione alla rottamazione-ter. Per lo stesso debito, il contribuente non potrà richiedere neanche una rateazione ordinaria.

Ma soprattutto, diventa immediatamente aggredibile dal fisco con pignoramenti, fermi ed ipoteche su immobili e conti correnti.

Stessa sorte inoltre toccherà a coloro che non rispetteranno i nuovi piani di dilazioni delle cartelle, presentati a partire dallo scorso 16 luglio, per effetto delle novità introdotte con decreto Aiuti (50/2022) che impedisce ai debitori di ottenere una nuova rateizzazione del carico oggetto di revoca.

La decadenza dalla pace fiscale

La legge parla chiaro.

In caso di insufficiente o omesso versamento della rate a scadenza, le sanatorie non si perfezionano e i pagamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto (a seguito dell’affidamento del carico e non determinano l’estinzione del debito residuo).

Ma quel che è più grave l’agente della riscossione prosegue l’attività di recupero ed il pagamento eventualmente non può essere più rateizzato.

In parole povere quindi la decadenza mette definitivamente spalle al muro i contribuenti che non potendo accedere ad ulteriori dilazioni per i carichi interessati dalle sanatorie non hanno alternative al pagamento integrale del debito residuo.

La decadenza della pace fiscale dai nuovi piani di dilazioni

Cosa accade invece alle domande di dilazione presentate a partire dallo scorso 16 luglio, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto?

In virtù dell’emendamento approvato in sede di conversione del decreto aiuti (50/2022), i debitori che non pagheranno 8 rate anche non consecutive del piano (invece delle 5 prima previste) non potranno più rateizzare i carichi per i quali è intervenuta la decadenza.

Dunque l’intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto diventa immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione.

Al contribuente non resta che il pagamento oppure scatteranno immediatamente le misure esecutive attraverso pignoramenti, fermi amministrativi ed ipoteche.

Un grande passo indietro rispetto al passato quando le norme concedevano invece la possibilità di dilazionare ulteriormente il carico oggetto di decadenza a patto che venissero però saldate tutte le rate scadute prima della nuova richiesta di rateizzazione.

Un cambio di rotta molto pericoloso a causa del numero elevatissimo di revoche dei piani dilazioni nel corso degli ultimi anni.

Secondo il rendiconto annuale 2021 pubblicato dalla Corte dei Conti, il numero delle istanze di dilazione revocate oscilla tra le circa 794 mila del 2019 alle circa 375 mila del 2021 con un carico protocollato tra i 10 e gli 11 miliardi di euro.

Come muoversi per non farsi trovare spiazzato di fronte all’aggressione del fisco?

Il consiglio che possiamo darti è quello di verificare insieme ad un professionista l’atto ricevuto.

Nel caso di una intimazione di pagamento, è importante valutare sempre la possibilità di impugnarlo.

Sappiamo che l’ente incaricato di notificare un’intimazione di pagamento è l’ex Equitalia, che oggi ha preso il nome di Agenzia delle Entrate Riscossione.

E’ importante sottolineare che l’intimazione di pagamento, per essere valida, deve essere preceduta dalla regolare notifica da parte di AdER delle cartelle di pagamento/avvisi di accertamento esecutivi/avvisi di addebito Inps in essa contenuti.

Qualora l’imprenditore non dovesse essere in grado di saldare la somma richiesta entro il termine di 5 giorni (non derogabili), l’ente riscossore procederà alle azioni esecutive.

Purtroppo, il flop della rottamazione ter apre scenari preoccupanti. Ma come sempre cerchiamo di spiegare affidandoti a mani esperte puoi opporti all’intimazione di pagamento e annullare il tuo debito.

Anche le intimazioni di pagamento si possono annullare, e con esse il debito. 

Ma solo un professionista esperto è in grado di rilevare eventuali vizi di forma e di merito che giustificano un contenzioso tributario.

Ora, davvero, non è più tempo di aspettare.

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