Fabrizio Condemi e il team di crisi fiscale d’impresa: “Grande arricchimento umano e professionale”

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

pubblicazione:

condemi crisi fiscale d'impresa

Fabrizio Condemi, del team legale CFI crisi fiscale d’impresa, è dottore commercialista e revisore legale dal 2002

Dopo la laurea, con tesi sul diritto fallimentare, comincia subito a lavorare con il tribunale della sua città, Reggio Calabria.

Vent’anni di esperienza come curatore fallimentare sono un bagaglio prezioso. Ne è convinto anche Carlo Carmine, founder di CFI Crisi fiscale d’impresa, quando se lo ritrova di fronte dopo che durante il periodo di formazione post-laurea  si erano conosciuti ad un Master de “Il Sole 24 ore”.

Dalla Calabria a Milano, un passaggio epocale

“Eravamo rimasti in contatto – ricorda il dott. Condemi – e verso la fine del 2021 ci siamo incontrati a Milano. Lì mi sono reso perfettamente conto di come Carlo avesse compreso quanto fosse strategico il tema della crisi d’impresa.

Mi confidò di essere alla ricerca di una figura professionale con un occhio abituato a vedere anche “dall’altra parte”, per capire come operano i tribunali e come ragionano i professionisti dagli stessi incaricati a svolgere le funzioni di commissario e curatore. E così nel gennaio 2022 sono entrato a far parte del team sulla “crisi fiscale d’impresa di CFI”.

Da Reggio Calabria a Milano, un bel salto non c’è che dire

“In passato avevo avuto brevi esperienze in Lombardia, ma non ho mai smesso di esercitare la mia professione per il tribunale di Reggio che, come si può facilmente intuire, gestisce un numero molto elevato di cause legate al diritto fallimentare.

Certo, il passaggio dalla Calabria a Milano è stato per me  epocale, soprattutto perché non sono un giovane in cerca di realizzazione professionale. CFI, una bellissima e moderna realtà, mi ha aperto scenari completamente diversi dandomi la possibilità di sperimentare un arricchimento importante in termini umani e professionali”.

Oggi Fabrizio Condemi del team crisi fiscale d’impresa vive una vita da pendolare: “Ma è un sacrificio che affronto con serenità e soddisfazione e, per fortuna, gli strumenti che abbiamo a disposizione ci permettono comunque, di incontrare clienti e lavorare da qualunque luogo”.

La crisi d’impresa, tema sempre più attuale

“Diciamo pure che ormai è all’ordine del giorno e il presidente Carlo Carmine, da grande imprenditore qual è, ha fiutato con anticipo un segmento così strategico. Mentre le imprese chiudevano o sospendevano le attività, durante il periodo di restrizioni dovute al covid, il presidente ha messo in piedi una struttura bellissima e all’avanguardia.

Possiamo tranquillamente affermare che negli ultimi tre anni il mondo è cambiato: prima la pandemia, poi la guerra con tutte le conseguenze che sappiamo e che sono in divenire, nel frattempo un quadro normativo,  rispetto al diritto fallimentare che si è fortemente evoluto.

In passato, concordato preventivo e accordi di ristrutturazione del debito non avevano appeal perché l’imprenditore che vi accedeva riceveva, nel 99% dei casi, voto negativo da INPS e Fisco, che finiva per stoppare qualunque possibilità di accordo.

Oggi, invece, con le grandi novità che hanno interessato la transazione fiscale, anche nel caso in cui l’ente creditore si esprima negativamente o, come accade spesso, non si esprima affatto, il tribunale può omologare comunque gli accordi di ristrutturazione dei debiti o il concordato preventivo  sostituendosi al fisco.

Naturalmente a patto che l’accordo risulti per il fisco più conveniente rispetto al fallimento o, come abbiamo imparato a chiamarlo dall’avvio del nuovo codice, la “liquidazione giudiziale””.

La mia grande esperienza come curatore fallimentare

“Tante volte mi è capitato di constatare con mano quanto poco conveniente sia anche per il fisco, una dichiarazione di fallimento di un’impresa.

Le faccio un esempio: ero curatore di un’impresa fallita per il grosso debito accumulato col Fisco,  circa 1 milione di debito, dopo aver completato le varie fasi della procedura fallimentare riesco a liquidare i beni e ricavare circa 100 mila euro. Pagate tutte le spese della procedura, i professionisti coinvolti,  mi rimangono 50mila euro da dare al fisco, praticamente le briciole. E contemporaneamente l’impresa è fuori dal mercato, i suoi dipendenti in cassa integrazione con tutti i problemi legati alla perdita del lavoro per quelle famiglie di lavoratori.

Con la transazione fiscale, invece, posso chiudere pagando appena il 20% (200mila euro in questo caso), peraltro dilazionando nel tempo il debito residuo garantendo però, la continuità aziendale, il mantenimento dei posti di lavoro, con un tornaconto per lo stato ben più enorme dei 50 mila che avevo ricavato dal fallimento.

Infine, l’azienda adesso in salute può continuare a contribuire per il futuro al pagamento delle imposte e degli oneri previdenziali e alla salvaguardia dei posti di lavoro. In sintesi: la transazione fiscale conviene ad entrambe le parti,  privati e Stato”.

Quindi un cambio di passo epocale rispetto al passato ?

“Non c’è dubbio. La legge fallimentare sacrificava le mele marce, anche quando esistevano le condizioni per salvarle. Io credo che chiunque vada aiutato a superare la crisi e il sistema che è stato introdotto va in questa direzione, a parte chi non è oggettivamente in grado di stare sul mercato.

Un’azienda che fallisce è una sconfitta per tutti, perché le imprese che  riusciremo a salvare continueranno in futuro a versare le imposte e daranno ancora lavoro ai dipendenti, che non saranno costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali diventando un costo per la collettività”.

Il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza, cosa va e cosa no

“La differenza che trovo in questa fase iniziale è che, rispetto alla vecchia legge fallimentare, al codice non è stato dato un percorso logico rispetto alla stesura degli articoli. Lo considero, diciamo, una sorta di maremagnum, un grande bacino in cui confluiscono tutta una serie di principi legati tra loro da un concetto moderno ed europeo di impresa e Stato.

Certamente  vedo solo aspetti positivi, ancor di più in questo particolare e difficile momento storico. E sa perché? Perché il codice prende vita  da una direttiva UE (Insolvency) che ha in sé una visione ottica transnazionale che guarda ai popoli e ad una giurisprudenza ad ampio raggio.

Il ruolo futuro di CFI crisi fiscale d’impresa secondo Condemi 

“Sarà di portata assoluta, anche in virtù del difficilissimo contesto in cui le imprese sono costrette a muoversi. Siamo certi di poter ricoprire un ruolo fondamentale all’interno dell’economia nazionale, lavorando al servizio di imprese e famiglie – le due cose del resto sono legate a filo doppio – utilizzando tutti gli strumenti giuridici che abbiamo a disposizione.

La pandemia ci ha insegnato tanto e per fortuna l’insieme di norme e principi che adesso si incrociano abbracciano tutto il segmento legato all’impresa e alle sue difficoltà di sopravvivenza, fornendo un grande supporto a noi professionisti impegnati ad  aiutare gli imprenditori ad andare oltre la crisi d’impresa e ritrovare fiducia per il futuro”.