La composizione negoziata non funziona, per uscire dalla crisi c’è solo la transazione fiscale

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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codice della crisi transazione fiscale

A quattro mesi dalla sua entrata in vigore il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) fatica a decollare e dare impulso vero alla risoluzione delle crisi d’impresa.

Scenario drammatico, decine di migliaia di imprese sull’orlo della crisi

La situazione è tutt’altro che rosea. Secondo un’indagine di PWC Italia, quasi 30mila imprese presentano criticità finanziarie e fiscali secondo gli indicatori di bilancio più significativi e utilizzati nella prassi. 

Ma esiste una soluzione concreta per uscire dalla crisi e tornare a dare slancio al proprio business?

In un recente convegno sul tema, organizzato a Roma dall’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma e dalla Fondazione Telos, è stato reso noto che, a livello nazionale, sono state presentate solo 485 istanze di composizione negoziata della crisi d’impresa, strumento introdotto dal 15 novembre 2021 a cura del dl 118/2021. 

Altri 545 ricorsi sono fermi al palo in attesa che gli enti pubblici, Agenzia delle entrate e Inps provvedano a consegnare i certificati obbligatori per dare il via alle richieste di nominare il professionista esperto indipendente che aiuti le imprese in difficoltà a uscire dalla crisi.

Si tratta di numeri davvero esigui anche e soprattutto in virtù del fatto che, come abbiamo visto, sono decine di migliaia le imprese che denotano profili di debolezza e rischio di crisi.

Transazione fiscale vs composizione negoziata della crisi: non c’è partita

Ma è davvero così? La Composizione negoziata della crisi d’impresa (Cnc), proposta dal nuovo codice, è il vero strumento in grado di aiutare le aziende a uscire dalla crisi?  

La risposta è no. 

La CNC non funziona perché non tiene conto delle reali esigenze della grande maggioranza delle imprese italiane. Ed ecco perché, anche con il nuovo codice della crisi, è uno strumento poco utilizzato e che oltretutto presenta tempi lunghissimi per ottenere le misure protettive.

Un vero paradosso se si considera che l’imprenditore continua ad essere esposto a azioni esecutive e iscrizioni ipotecarie del fisco, che potrebbero pregiudicare la tutela della continuità aziendale quando invece uno degli elementi più importanti durante la crisi è poter assicurare all’impresa l’esistenza dei beni destinati alla produzione.

E allora come fare? Ecco la soluzione: il solo e unico saldo e stralcio per le aziende rimane ad oggi la transazione fiscale.

Questo strumento, inserito all’interno del concordato preventivo o ancora meglio di un accordo di ristrutturazione del debito, è invece un caterpillar in questo campo per rimettere in sesto definitivamente l’impresa che ha una grossa esposizione debitoria con il fisco (e gli enti previdenziali).

Per tagliare il traguardo non basta una semplice domandina, ma serve un team specializzato che si metta al lavoro con dedizione e assoluta conoscenza della materia. 

Ma alla fine cosa è meglio? Una procedura (la CNC) che non ti porta a nulla – se non sei mesi di misure protettive e col rischio di impantanarsi nelle lungaggini burocratiche e rimanere esposti ancora a lungo all’attacco del fisco – o un grande lavoro (la transazione fiscale), attraverso la quale abbattere il debito con fisco e inps anche dell’80% e pagare il restante 20% in 4 o 5 anni per tornare a vivere serenamente al fianco del tuo commercialista di fiducia col quale lavoreremo ?

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In un periodo storico in cui ci troviamo ad affrontare la ripresa dei pagamenti con le banche, la crisi post Covid-19 e la crisi del conflitto Russia – Ucraina e il conseguente rincaro del costo dell’energia, avere accesso a uno strumento come questo può decretare il salvataggio della tua azienda.

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