Autotutela invece del Contenzioso Tributario: uno strumento di difesa in più e la nuova possibilità di impugnare il diniego!

articolo a cura di:
Claudia Patrone
Claudia Patrone

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Autotutela Invece del Contezioso Triburario

Autotutela invece del Contenzioso Tributario: uno strumento di difesa in più

Forse non sai che la legge prevede una serie di strumenti per evitare di instaurare il contenzioso con l’Amministrazione finanziaria o di incorrere nella riscossione coattiva dei tributi. Questi strumenti cercano di garantire il giusto equilibrio tra le pretese del fisco da un lato e i diritti del contribuente dall’altro.

Uno dei principali strumenti è l’autotutela: ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Quando ricevi una cartella di pagamento da parte di Agenzia delle Entrate – Riscossione, quest’ultima ha solo il compito di riscuotere l’importo contenuto nella cartella, ma la richiesta di pagamento arriva dagli enti pubblici (Es. Agenzia delle entrate, Comuni, INPS, INAIL). 

Non sempre l’operato dell’ente è corretto, può capitare che la Regione ti richieda, tramite la notifica di una cartella, una tassa automobilistica che non sei tenuto a corrispondere o che hai già pagato, quindi quella cartella è illegittima.

Se l’ente prende atto di aver commesso un errore, può correggersi senza la necessità di ricorrere a un giudice.

Il contribuente può trasmettere ad Agenzia delle Entrate Riscossione e all’ente competente una semplice domanda – l’autotutela appunto – contenente un’esposizione sintetica dei fatti e corredata dalla documentazione necessaria a dimostrare quanto affermato. E’ necessario riportare nell’istanza l’atto di cui si chiede l’annullamento e i motivi per i quali si ritiene illegittimo.

Se l’atto è illegittimo e viene annullato, di conseguenza vengono annullati anche gli atti consequenziali (ovvero iscrizione a ruolo e cartella di pagamento) e l’ente ha l’obbligo di restituire le somme riscosse sulla base degli atti annullati.

Autotutela invece del Contenzioso Tributario: un aspetto importante

Ma capita molto spesso che l’ente si rifiuti di annullare l’atto o addirittura non dia riscontro all’istanza inviata.

Sul punto è intervenuta la recentissima riforma fiscale, che apportando diverse modifiche allo Statuto del Contribuente e prevedendo molte novità nel contenzioso tributario, ha effettuato una distinzione tra autotutela obbligatoria e autotutela facoltativa.

Con l’autotutela obbligatoria, l’Amministrazione finanziaria è chiamata ad annullare gli atti nei casi di “manifesta illegittimità”, che possono essere ad esempio un errore di persona o un errore di calcolo; l’autotutela facoltativa invece comprende le ipotesi di illegittimità e infondatezza dell’atto o del tributo, rimettendo all’ente la valutazione dell’annullabilità o meno dell’atto.

Autotutela invece del Contenzioso Tributario: la novità

La novità prevista dalla riforma fiscale è rappresentata dalla possibilità di impugnare il rifiuto espresso o tacito dell’istanza di autotutela obbligatoria e il rifiuto espresso dell’istanza di autotutela facoltativa.

La novella legislativa ha quindi previsto una tutela piena dei diritti del contribuente, che ad oggi ha strumenti ulteriori per potersi difendere dalle aggressioni ingiuste del fisco.

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