Intelligenza artificiale e giustizia fiscale: nuove regole

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Gianluca Macca

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Intelligenza artificiale e giustizia fiscale: nuove regole

L’intelligenza artificiale nella giustizia fiscale apre prospettive importanti per il futuro del rapporto tra contribuenti, professionisti e istituzioni, sollevando al tempo stesso interrogativi sulla correttezza delle decisioni e sull’affidabilità degli strumenti tecnologici. Le recenti vicende giudiziarie legate all’utilizzo improprio dei sistemi generativi hanno infatti riportato al centro del dibattito una questione fondamentale: come sfruttare le potenzialità dell’innovazione, garantendo il rigore giuridico e la tutela dei diritti?

Un tema approfondito anche dalle testate online IMGPress.it e Mediterranews.org, che hanno dato spazio alla posizione dell’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, attraverso l’intervento di Carlo Carmine, presidente dell’Osservatorio e di CFI – Crisi Fiscale d’Impresa. Secondo Carlo Carmine, gli errori riscontrati non devono condurre a un divieto generalizzato dell’intelligenza artificiale, quanto piuttosto alla definizione di regole rigorose, capaci di disciplinarne l’impiego e prevenire conseguenze dannose.

L’obiettivo è dunque favorire un’evoluzione tecnologica che renda l’applicazione del diritto più coerente e prevedibile, mantenendo saldamente nelle mani delle persone la responsabilità delle decisioni.

Gli errori dell’intelligenza artificiale nei procedimenti giudiziari

Il dibattito ha assunto particolare rilievo in seguito ad alcuni episodi che hanno evidenziato i rischi connessi all’uso dei chatbot in ambito giuridico.

A Palermo, una sentenza è stata annullata a causa della presenza di omissis generati da un sistema di intelligenza artificiale, mentre a Treviso sono state rilevate irregolarità analoghe in un altro provvedimento. Vicende che hanno portato il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria ad aprire un’istruttoria, richiamando l’attenzione sulla necessità di un controllo accurato dei contenuti prodotti attraverso questi strumenti.

A Siracusa, invece, il Tribunale ha sanzionato alcuni avvocati per colpa grave, dovuta alla menzione, da parte dell’intelligenza artificiale, di precedenti giurisprudenziali inesistenti.

A questi episodi si aggiunge la posizione espressa dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, secondo cui gli avvisi di accertamento non potranno essere elaborati da un algoritmo.

Pur coinvolgendo soggetti e situazioni differenti, tali vicessitudini mettono in luce una criticità comune: l’affidamento a sistemi generativi di attività che richiedono precisione documentale, attendibilità delle fonti e un’applicazione rigorosa delle norme.

Intelligenza artificiale nella giustizia fiscale: il problema è il metodo

Per Carlo Carmine, gli errori riscontrati non costituiscono una ragione sufficiente per rinunciare alle opportunità offerte dalla tecnologia ma dimostrano, al contrario, quanto sia necessario distinguere le potenzialità degli strumenti disponibili dai limiti delle modalità con cui vengono utilizzati.

Un chatbot generativo, infatti, pur essendo progettato per elaborare e fornire risposte linguisticamente plausibili, non garantisce automaticamente l’esattezza dei riferimenti normativi o giurisprudenziali richiamati. Affidargli la redazione di una sentenza oppure la ricerca di precedenti, prescindendo da controlli adeguati, significa quindi esporsi al rischio di inesattezze che possono compromettere l’attendibilità degli atti.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, la questione si lega soprattutto all’assenza di un metodo strutturato, attraverso il quale delimitare le funzioni dell’intelligenza artificiale e stabilire criteri precisi per l’utilizzo dei risultati prodotti.

In questa prospettiva, la risposta agli episodi descritti dovrebbe tradursi nell’introduzione di garanzie più solide, accompagnate da una formazione professionale adeguata e da un quadro normativo in grado di regolamentare le nuove tecnologie.

Il ruolo della Cassazione per una maggiore certezza del diritto

Accanto alla necessità di prevenire gli errori, l’Osservatorio esprime un pensiero più ampio sulle possibilità di rendere maggiormente uniforme l’applicazione delle disposizioni giuridiche.

Il problema nasce dalla presenza di orientamenti differenti che, anche in controversie caratterizzate da presupposti analoghi, possono condurre a decisioni non coincidenti. Una variabilità che, secondo Carlo Carmine, rischia di minare la prevedibilità delle conseguenze giuridiche per cittadini, professionisti e imprese.

Per affrontare questa criticità, l’Osservatorio attribuisce un ruolo centrale alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, proponendo la creazione di una banca dati ufficiale, costantemente aggiornata e fondata su principi di diritto vincolanti.

Su questa base potrebbe quindi operare un sistema di intelligenza artificiale deterministica, ideato per applicare criteri prestabiliti anziché generare autonomamente risposte sulla base di correlazioni linguistiche.

L’obiettivo della proposta è ridurre le differenze interpretative nei casi caratterizzati dai medesimi presupposti, favorendo risultati coerenti e prevedibili. In questo modo, l’innovazione tecnologica potrebbe contribuire a consolidare la certezza del diritto, offrendo riferimenti più stabili a chi deve prendere decisioni di natura economica e professionale.

Intelligenza artificiale e professioni legali: servono regole condivise

L’introduzione di strumenti tecnologici nel settore giuridico coinvolge inevitabilmente anche il ruolo di magistrati, avvocati e altri professionisti, chiamati a confrontarsi con modalità di lavoro in continua evoluzione.

Secondo l’Osservatorio, l’intelligenza artificiale nella giustizia fiscale dovrebbe essere considerata parte di questo processo di trasformazione, attraverso un impiego regolamentato e accessibile sia a chi esercita la funzione giudicante sia a chi svolge attività di difesa.

Una prospettiva che richiede, tuttavia, competenze specifiche. La capacità di utilizzare un sistema generativo, infatti, non coincide con quella di riconoscerne le inesattezze, distinguere le informazioni attendibili dai contenuti privi di fondamento e comprendere entro quali limiti sia opportuno ricorrervi.

In questo scenario diventa quindi essenziale affiancare all’evoluzione degli strumenti una preparazione adeguata, definendo responsabilità e modalità operative che consentano ai professionisti di beneficiarne senza che la qualità del proprio lavoro venga pregiudicata.

In assenza di tali condizioni, anche una tecnologia dalle potenzialità significative rischia di produrre risultati inaffidabili, alimentando ulteriori incertezze anziché contribuire a superarle.

La responsabilità delle decisioni deve rimanere umana

Uno dei principi centrali sostenuti dall’Osservatorio riguarda la distinzione tra il supporto fornito dalla tecnologia e la responsabilità giuridica delle decisioni.

Per quanto avanzato, un algoritmo non può rispondere personalmente delle conseguenze derivanti da un provvedimento, mentre magistrati e funzionari rimangono soggetti ai rispettivi obblighi e alle forme di responsabilità previste dall’ordinamento.

Da qui la necessità di salvaguardare e centralizzare il ruolo dell’essere umano nelle fasi decisive del procedimento, attribuendogli il controllo finale, la validazione dei contenuti e la sottoscrizione degli atti.

L’intelligenza artificiale nella giustizia fiscale potrebbe dunque ritagliarsi un ruolo importante ed efficace all’interno di un sistema rigorosamente regolamentato nel quale l’automazione, pur rendendo più coerente l’applicazione del diritto, non sostituisce la responsabilità di chi è chiamato a esercitarlo.

Per l’Osservatorio, questa distinzione rappresenta un pilastro e una garanzia imprescindibile, dalla quale dipende la possibilità di conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti.

Quali prospettive per imprese e contribuenti

Le questioni trattate assumono particolare rilevanze anche per le imprese, soprattutto quando si trovano ad affrontare controversie fiscali o situazioni debitorie complesse.

La possibilità di fare riferimento a orientamenti giuridici più uniformi e a criteri applicativi prevedibili potrebbe infatti portare a una maggiore consapevolezza degli effetti correlati alle proprie scelte, riducendo l’incertezza che accompagna determinate decisioni.

In quest’ottica, la proposta dell’Osservatorio non si circoscrive soltanto all’evoluzione degli strumenti utilizzati dai professionisti del diritto, bensì anche alla qualità del rapporto tra amministrazione fiscale e contribuente.

Una maggiore coerenza nell’applicazione delle norme rappresenterebbe un obiettivo importante per chi opera nel sistema economico, purché venga perseguito attraverso strumenti affidabili, regole trasparenti e un controllo umano effettivo.

L’innovazione, pertanto, può costituire un’opportunità per migliorare il funzionamento della giustizia tributaria, a condizione che il suo sviluppo sia accompagnato da garanzie adeguate.

CFI: esperienza e competenza al fianco delle imprese

Da circa vent’anni CFI – Crisi Fiscale d’Impresa affianca imprenditori, professionisti e aziende nella gestione di esposizioni tributarie significative, offrendo un supporto specializzato anche in presenza di situazioni particolarmente complesse e procedure di riscossione già avviate.

Sotto la presidenza di Carlo Carmine, CFI opera con l’obiettivo di aiutare le imprese a comprendere la propria posizione fiscale e a individuare strategie concretamente applicabili, tenendo conto delle condizioni economico-finanziarie e degli strumenti previsti dall’ordinamento.

La riflessione sull’intelligenza artificiale nella giustizia fiscale, sostenuta anche dall’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, si inserisce in una visione più ampia, orientata alla certezza del diritto, alla tutela del contribuente e alla necessità di un sistema fiscale fondato su criteri chiari e affidabili.

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